Celtica Valle d’Aosta occupa un posto speciale nei nostri cuori, e le parole non sono sufficienti a catturarne l’essenza. É un evento che sfugge a ogni descrizione, un’esperienza che lascia un segno indelebile sull’anima, cambiando radicalmente il modo in cui percepisci il mondo intorno a te. É qualcosa che devi provare in prima persone per comprendere davvero il significato e l’eredità che ti lascia.
Abbiamo dedicato diversi lavori e articoli a questo festival e ai suoi dintorni, e credo sia giunto il tempo di provare in qualche modo a descrivere a parole cosa significa per noi. Spero di riuscire a rendergli giustizia!
“Non ci sono estranei qui;
Solo amici che non abbiamo ancora incontrato.”
Per anni ho desiderato poter prendere parte a Celtica, potendo invece soltanto cogliere suggestioni del suo fascino attraverso le storie e immagini dei fortunati che potevano parteciparvi. Finalmente, nel 2016, anche io ho potuto sperimentare il festival di persona, ed è stato ancora più magico del previsto.
Sì, lo so, qualcuno che non conosce Celtica leggendo le mie parole storcerà il naso, ma state a sentire ciò che ho da raccontare.
A Celtica non sei soltanto uno spettatore di un evento, ma ne sei piena parte, in un viaggio di auto-scoperta e connessione. Dagli ipnotici concerti alle performance di danza, dalle coinvolgenti attività artigianali alle conferenze, Celtica offre una miriade di esperienze che sfidano e arricchiscono il tuo spirito.

Locutus e Rici al Menhir durante Celtica 2017
Ma ciò che distingue Celtica è il senso tangibile di comunità e appartenenza che permea ogni angolo. Qui gli estranei diventano amici, i confini tra gli individui si sfumano mano a mano che abbracci lo spirito collettivo di condivisione e rispetto.
E il rispetto è è qualcosa di profondamente radicato nello spirito del festival. Ovunque tu guardi, trovi rispetto: per la gente, per la natura, per sé stessi (che non è scontato). Non mi era mai capitato di trovarmi in un luogo in cui si riunivano migliaia di persone e di trovarlo così pulito. É come se la gente fosse a casa di un amico, come se ospitasse un amico a casa propria. Come se il bosco del Peuterey fosse la casa di ciascuno dei presenti. Questa è stata la prima ed unica occasione in cui, durante un raduno di migliaia di persone in un bosco, ho trovato i bagni chimici puliti! Guardate a terra, non riuscirete a trovare neppure il più piccolo rifiuto abbandonato per terra.
Camminare per il maestoso bosco del Peuterey, circondati da melodie incantevoli e dall’eco di risate condivise, non si può non sentire un senso di appartenenza unico, come in nessun’altra occasione o luogo.
A Celtica puoi assistere a concerti e spettacoli di danza, sperimentare attività artigianali, trovare buon cibo e buon bere, ascoltare conferenze, partecipare a workshop, immergerti in laboratori esperienziali, giocare con i bambini come un bambino… Cose che puoi anche trovare altrove. O forse no?
Ci sono cose che esistono soltanto a Celtica.
Puoi salire fino al lago del Miage, dove le note dell’arpa di Vincenzo Zitello e le parole di Riccardo Taraglio ti entrano dentro e vi si radicano profondamente, parlando direttamente alla tua anima. Puoi cantare a squarciagola Greenlands con centinaia di altre persone e, quando la musica sul palco finisce, le voci non si fermano, e quando vai a dormire l’eco dell’inno delle nazioni celtiche risuona nella tua testa e nella tua anima, e te lo porterai dentro per sempre, un sorriso e una lacrima sul tuo viso ogni volta che quelle note ritornano a galla.
Scopri di più sul festival
Vuoi saperne di più sull’evento, sul programma, gli artisti, il luogo, le attività?
E appena ti fermi un momento per osservare, noterai qualcos’altro qui che non puoi trovare altrove.
Sorrisi. Tanti sorrisi, che ti accolgono da ogni direzione. Persone che non avevi mai visto prima, che magari non rivedrai più, le senti come se fossero amici da sempre.
Quando lo provi sulla tua pelle, dopo averne sentito parlare per tanto, ti rendi veramente conto che tutto ciò che hai sentito e immaginato è reale. Celtica è come tornare a casa, come tornare tra amici.
E anche quando ti sembra che la magia stia per finire, quando devi tornare alla tua vita di tutti i giorni, in realtà lo sai che non sarai mai più lo stesso di prima, che un pezzetto di Celtica, della sua gente, del suo bosco, sarà sempre dentro di te.
Ho imparato che può essere difficile dover tornare alla propria quotidianità alla fine del festival. In realtà ogni volta sarai ricaricato nella tua anima più profonda, portando a casa con te qualcosa di importante dal bosco del Peuterey. Qualcosa di quell’atmosfera, del divertimento, dell’amicizia, della comunità rimarrà per sempre dentro di te.
E sì, quello che ti ho raccontato lo puoi ascoltare da chiunque, tra i partecipanti al festival. Ora ci terrei ad aggiungere qualcosa di più personale.
Nel 2018, la mia terza edizione di Celtica, ho trovato inalterata l’amichevolezza della gente, degli “amici che non abbiamo ancora incontrato“. Anzi, di più: l’ho vista accresciuta. Nessuno è estraneo qui, e ne ho trovato la miglior prova all’area del falò. Il falò del venerdì sera è uno dei momenti clou del festival.
Visto che lassù le notti possono essere particolarmente fredde, può capitare di trovare l’area del falò cosparsa di tanti piccoli fuocherelli, nelle serate successive. Quell’anno, però, no. Per la prima volta ho trovato un unico grande fuoco, acceso sulle ceneri del grande falò della sera prima, condiviso da tutti, perfetti estranei un minuto prima che si ritrovavano insieme ad arrostire marshmallow. É stata così una novità che la presentatrice del festival ne ha persino fatto cenno sul palco grande!
E lo stesso anno un’altra cosa mi è rimasta impressa. Come accade di solito, è qualcosa che il direttore Riccardo Taraglio ha detto, alla cerimonia di chiusura presso il Menhir.
Ha detto che, organizzando la prima edizione del festival nel 1997, era emersa una necessità che spingeva lui e i suoi amici a volersi impegnare nell’evento: la volontà di riunire i clan. hanno quindi iniziato a radunare i gruppi di rievocazione, che non erano numerosi come oggi in quegli anni, ma che sono diventati sempre di più nel corso degli anni.
Durante l’edizione del 2018, però, è emersa una domanda, rifacendosi a quella volontà condivisa tanti anni prima. Che cosa significa davvero la parola “clan“? Qual è il significato profondo di questa parola di quattro lettere?
Un clan è prima di tutto una famiglia. Ed ecco che l’obiettivo principale dell’organizzazione 2018 è diventato riunire insieme le famiglie. Famiglie in ogni forma. Nessuno in realtà ha dichiarato quest’obiettivo pubblicamente, ma è come se tutti i partecipanti dell’edizione l’abbiano percepito per davvero, anche senza rendersene conto.
Quell’anno il senso di famiglia e di appartenenza è davvero stato più profondo: le migliaia di persone, famiglie e amici riuniti insieme per Celtica 2018 sono davvero stata come un unico grande clan. E questa è una cosa che i miei amici ed io abbiamo sentito profondamente, e che ancora ci unisce nel profondo.
Avrei ancora il bisogno di raccontare di più. Di convincervi in qualche modo che Celtica è un’esperienza speciale che vale la pena provare.
Credo, però, che mi fermerò qui. A volte le parole non bastano, anzi sono di troppo. Se anche voi avete vissuto questa esperienza, condividete la vostra storia nei commenti, aggiungete anche la vostra visione di questo evento speciale.
Spero che potremo incontrarci al bosco del Peuterey la prossima volta, ed essere anche noi “amici che non abbiamo ancora incontrato”.





























