Quando ho iniziato la mia serie Meet the Crafter, avevo un’idea ben precisa in mente: condividere storie vere di persone vere. Non racconti da favola di successi improvvisi, ma percorsi autentici fatti di passione, apprendimento, errori, e anche un pizzico di coraggio. Volevo dare spazio a persone interessanti, capaci di ispirare altri come loro. Perché a volte ciò di cui abbiamo più bisogno non è un esempio perfetto, ma qualcosa in cui riconoscerci.
Oggi sono molto felice di presentarvi Carol, la creativa dietro Carolille Crochet. È una crocheter che è riuscita a trasformare il suo amore per il filo nella sua professione, e lo ha fatto in maniera naturale e profondamente personale.
Il lavoro di Carol si colloca all’intersezione tra fatto a mano e immaginazione. Vende le sue creazioni all’uncinetto in mercatini e fiere, con un forte legame con il mondo cosplay, dove i suoi pezzi trovano il loro pubblico perfetto: persone che amano l’artigianato e la creatività, con un tocco di magia.
Più recentemente, Carol ha fatto anche un altro passo: ha iniziato a tenere corsi di uncinetto in presenza, aprendo la sua arte agli altri per condividere tecnica, passione ed entusiasmo. È una bellissima evoluzione da artigiana a insegnante, una cosa che molti creativi sognano segretamente.
In questa intervista parliamo di come Carol ha scoperto l’uncinetto, di come ha deciso di trasformare una passione in un lavoro, di cosa significhi davvero la vendita di persona e di cosa comporti iniziare a insegnare. Se ti sei mai chiesto se la tua passione possa diventare qualcosa di più di un hobby (o anche solo se ti piace leggere storie di percorsi creativi) penso che sarà un piacere conoscere Carol.

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Come è entrato l’uncinetto nella tua vita?
L’uncinetto in realtà è sempre stato nella mia vita.
Sin da quando ho memoria, in famiglia sono sempre stata circondata da creazioni manuali, dalla maglia al ricamo a intaglio. mia madre spesso mi racconta di come da bambina, sua zia le abbia insegnato a lavorare a uncinetto per tenerla impegnata d’estate.
Dopo quasi quarant’anni, questa esperienza si è ripetuta quasi nello stesso modo quando io ho chiesto a lei di insegnarmi. Da quel momento non ho più smesso.
C’è qualcosa di davvero speciale nel vedere un sapere artigianale tramandato così, quasi allo stesso modo, di generazione in generazione. Qualcosa che va oltre la semplice tecnica.
Parliamo di quando le cose hanno iniziato a cambiare. Quando l’uncinetto è passato da “qualcosa che amo fare” a “potrebbe diventare il mio lavoro”?
Ho cominciato un po’ per gioco, mi sono detta “Mal che vada, ho fatto un’esperienza unica”. Invece la prima volta è andata bene, e anche la seconda, e la terza.
Ovviamente all’inizio i guadagni erano minuscoli, ma comunque l’andamento era positivo, e ho voluto seguire “la strada di mattoni gialli”, per così dire.
A un certo punto, molti creativi si chiedono cosa succederebbe se portassero il proprio hobby al livello successivo. Fare però davvero quel passo è tutta un’altra storia.
Come hai iniziato a vendere nei mercati e nelle fiere, e cosa ti hanno insegnato queste esperienze sul tuo lavoro, sul tuo pubblico e su te stessa come creativa?
Ho iniziato questo viaggio facendo ricerche su internet, per vedere se ci fossero mercatini dell’artigianato a cui potessi partecipare. Da lì è partito un effetto a valanga: più mercatini facevo, più volevo crescere, espandermi, aumentare le mie creazioni.
Mi piace molto il fatto che tutto sia iniziato tutto in modo leggero, senza troppe aspettative. A volte è proprio questo a permettere alle cose di crescere in modo naturale, un passo alla volta. Ma trasformare una passione in qualcosa di più significa anche mettersi in gioco.
È un po’ scontato dire che ho imparato ad essere preparata ad ogni evenienza, soprattutto nelle esposizioni all’aperto, ad adeguare per quanto possibile gli oggetti che proponevo alla clientela target dell’evento, e che il requisito fondamentale è tantissima pazienza: oltre al fatto che è un lavoro con dei fisiologici tempi morti, stare a contatto con tantissima gente non è sempre facile.

E poi è arrivata un’altra opportunità: di recente hai iniziato a tenere corsi di uncinetto in presenza. Cosa ti ha spinta a insegnare, e in cosa è diverso condividere le tue competenze rispetto al creare e vendere i tuoi pezzi?
Una mia carissima amica mi ha consigliato di provare a propormi come insegnante.
Devo ammettere che ci ho messo un po’ di tempo prima di decidere, ma una volta trovato il coraggio mi sono lanciata in questo nuovo risvolto del mondo dell’artigianato.
Insegnare è qualcosa di completamente diverso rispetto alla mera transazione economica di un mercatino. Resto al fianco delle persone per ore intere, non solo pochi minuti, le guido nei loro primi passi… o meglio punti, si chiacchera, ci si conosce, si condivide la conoscenza e le difficoltà del percorso.
I prossimi corsi di Carolille Crochet
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Condividere il proprio lavoro è una cosa, ma condividere le proprie conoscenze è qualcosa di completamente diverso. Mi piace molto questo passaggio da creativa a insegnante, che nel tuo caso sembra davvero così naturale. C’è qualcosa di profondamente gratificante nel guidare qualcuno nei suoi primi punti ed essere parte del suo inizio.
E per chi si trova proprio all’inizio del proprio percorso: per gli appassionati di fai-da-te che sognano di trasformare la propria passione in un lavoro ma non sanno da dove cominciare, che consiglio ti sentiresti di dare?
Per chi come me vorrebbe compiere questo passo vorrei dire di prepararsi. Capite in anticipo come volete disporre i vostri pezzi, quanto ci mettete a montare (e smontare) per poter avere un’idea delle tempistiche, ma soprattutto, e soprattutto per le primissime volte, è FONDAMENTALE che siate pronti a qualsiasi evenienza: portatevi vestiti leggeri o pesanti extra, acqua e cibo in abbondanza, se non avete un gazebo, trovate qualsiasi metodo per avere ombra, armatevi di tanta pazienza, e tanta, tantissima voglia di divertirvi!
Sono consigli onesti e concreti, e penso che molti di noi abbiano bisogno proprio di questo. Oltre al “segui la tua passione” che sentiamo così spesso, c’è la realtà: prepararsi, avere pazienza e, soprattutto, godersi il processo, perché è quello che ci aiuta ad andare avanti anche nei momenti più difficili. Trasformare un hobby in un lavoro va oltre il talento o l’ispirazione. Significa esserci, imparare strada facendo e trovare il proprio modo, passo dopo passo.
Quello che amo particolarmente del percorso di Carol è quanto sia concreto. È umano, riconoscibile. Non c’è un salto improvviso, né un piano perfetto: c’è curiosità, un primo tentativo, poi un altro, e la scelta di continuare quando le cose hanno iniziato a crescere. Dai mercatini all’insegnamento, il suo percorso dimostra che è possibile costruire qualcosa di significativo partendo da ciò che si ama, con i propri tempi e a modo proprio.
Grazie, Carol, per aver condiviso il tuo percorso con noi!
E ora mi piacerebbe sentire anche voi. Se avete mai provato a trasformare la vostra passione per il fai-da-te in un lavoro (che sia uncinetto, ricamo, cucito o qualsiasi altra tecnica) com’è stata la vostra esperienza? Avete consigli che avreste voluto ricevere all’inizio?
Sentitevi liberi di condividere pensieri, consigli o anche dubbi nei commenti. Sono sicura che molte altre persone troveranno nelle vostre parole ispirazione (e magari anche un po’ di rassicurazione).




