Un artigiano è in grado di riversare la propria anima in un progetto. Non si tratta soltanto di infinite ore di lavoro, di materiali e attrezzi, di vedere qualcosa prendere vita dalle proprie mani. Tutto ciò diventa ancora più significativo se l’artigiano in questione sta creando qualcosa per una persona cara, che sia un regalo o una commissione. Ricevere qualcosa fatto con amore e dedizione è gratificante.
Ci sono casi, però, in cui un progetto non può essere completato. Non stiamo parlando di perdita di interesse o simili. Malattia o morte possono interrompere in modo improvviso a un lavoro che l’artigiano desiderava ardentemente portare a termine. In queste circostanze, c’è poco che si possa fare.
O… o forse invece qualcosa sì?
Nel dolore e nella sofferenza di un momento difficile, forse uno sconosciuto potrebbe aiutare a lenire il dolore. A volte, completare quel progetto può attenuare la tristezza. Potrebbe diventare un ricordo prezioso di un caro defunto da conservare per sempre. Ma com’è possibile?
Di recente ho scoperto il Progetto Loose Ends, una comunità no-profit che può davvero aiutare.
Sul loro sito ufficiale, scrivono
Il Progetto Loose Ends mira a lenire il dolore, creare comunità e ispirare generosità mettendo in contatto artigiani finitori volontari con progetti lasciati incompleti a causa di morte o disabilità.
Per me, un’opportunità straordinaria! Un progetto fatto a mano può essere complicato e richiedere anni di pratica, potrebbe essere difficile trovare un altro artigiano che abbia le stesse competenze dell’autore originale di un progetto. Il Progetto Loose Ends mira a colmare questa lacuna. Ho letto alcune storie, e ognuna di esse è confortante.
Pensate a una nonna che desidera realizzare maglioni di lana per i futuri figli della nipote.Avere qualcosa fatto con amore da una persona cara è dolcissimo: una prova tangibile di incondizionato. Ma poi arriva la diagnosi di una grave malattia. Per la nonna, finire quei maglioni è fondamentale, vuole lasciare qualcosa di sé per quei bambini che potrebbe non avere mai l’opportunità di incontrare. Tuttavia, non ha la possibilità di farlo. Ed è qui che entra in gioco il Progetto Loose Ends.
Ho letteralmente le lacrime agli occhi mentre scrivo queste parole. Andate a leggere la storia di questa donna e di tutte le altre che ho elencato di seguito. Completare tali progetti può essere importante sia per l’artigiano che per i suoi cari, destinati a riceverlo.
Ho potuto conoscere Janice Nance di Heirloom Expressions, una delle artigiane o “finishers” (finitrici) come sono chiamati all’interno dell’organizzazione, e anche con le fondatrici, Masey Kaplan and Jennifer Simonic, per saperne di più su cosa fa il Progetto Loose Ends.
Una chiacchierata con le fondatrici
Sia Masey sia Jennifer sono state stupende con me!
Abbiamo chiacchierato per un po’ delle nostre vite, del luogo in cui viviamo, delle nostre comunità. Perché è rilevante? Bene, concentratevi sul termine “comunità“. Ciascuno di noi fa parte di una comunità, che ne sia consapevole oppure no. “Oh, certo, faccio parte di una comunità senza accorgermene”, posso proprio sentirvi mentre lo pensate. Seguitemi solo per un attimo.
C’era un uomo che faceva il pendolare per andare al lavoro ogni giorno, prendendo lo stesso autobus. Decine di persone come lui facevano lo stesso, ma non conoscevano i nomi gli uni degli altri, erano estranei che si trovavano semplicemente nello stesso posto alla stessa ora. Notavano i volti degli altri per caso. Vero? Beh, un giorno l’uomo era più stanco del solito e si addormentò sull’autobus. Avrebbe potuto perdere la sua fermata, ma gli altri se ne accorsero, si affrettarono a svegliarlo, dissero al conducente di fermarsi appena in tempo, e l’uomo riuscì a scendere. Il giorno dopo tutti, compreso il conducente, vedendolo arrivare si accertarono se l’uomo stesse bene e se fosse arrivato al lavoro in orario.
Ecco, quella era la comunità dell’uomo, in quel luogo in quel momento, ma nessuno se ne era reso conto fino a quando non era stato necessario. Suppongo che anche voi ed io facciamo entrambi parte di comunità simili. E la comunità è la base su cui è nato il Progetto Loose Ends.
Il Progetto Loose Ends Project è proprio questo. Una comunità composta da estranei. Persone sparse in tutto il mondo, che potrebbero non vedersi mai di persona, ma con lo stesso obiettivo: aiutare in qualsiasi modo possibile. Questo è ciò che mi ha colpito di più mentre parlavo con Jennifer.
Mi ha parlato di come la pandemia abbia separato le persone, di come abbiamo perso il senso di comunità, essendo tutti costretti a stare lontani. Penso che ognuno di noi abbia avuto modo di sperimentarlo, almeno per un po’. Lockdown e paura ci hanno tolto le connessioni tra le persone. E sono contenta che almeno ci fossero quelle virtuali, ci hanno aiutato a non perdere completamente la testa. È stato in questo spirito di riconnessione che è nato il Progetto Loose Ends. Concordo con Jennifer quando dice che piccoli gesti di gentilezza possono far capire che ci sono in giro persone disposte ad aiutare, anche uno sconosciuto.
Come ha detto Masey in un’intervista, il nostro mondo può essere un luogo ferito e diviso, e Loose Ends è il piccolo modo che sia lei che Jennifer hanno trovato per iniziare a ricucirlo.
Intervista con la finitrice Janice Nance
Janice, come sei diventata una “finitrice” per il Progetto Loose Ends?
Ho scoperto il Progetto Loose Ends perché un’amica mi ha scritto, pensando che sarei stata interessata a offrire questo servizio. Ho svolto lavori di finitura in passato, a volte a pagamento, ma molte volte gratuitamente. Per me, è un modo meraviglioso di lavorare su progetti incompiuti con varie tecniche che ho o non ho nel mio repertorio di competenze.
Lavoro con aghi, fili e filati sin dall’adolescenza (molti, molti anni fa) e sono principalmente autodidatta, il che significa che non ho una formazione specifica. Mi occupo principalmente di cucito, ricamo, maglia, uncinetto e patchwork.
Sono membro della Gilda dei Ricamatori d’America (Embroiderers’ Guild of America, EGA) e della gilda locale del patchwork (Mother Lode Quilt Guild), oltre che di diversi gruppi online di ricamo e patchwork. Sia l’EGA che la gilda del patchwork promuovono e contribuiscono a sostenere sforzi umanitari locali.
Scegliere di essere un membro finitore del Progetto Loose Ends si adatta bene a questi obiettivi umanitari. Personalmente, mi piace vedere i sorrisi e la gratitudine delle persone per le quali ho completato un progetto che languiva. O creare un pezzo personalizzato progettato specificamente attraverso molte conversazioni con il cliente. Per me si tratta di fornire il miglior servizio possibile all’interno delle mie competenze e capacità.
Puoi dirci di più dei lavori che hai completato per il Progetto Loose Ends?
Allora, un po’ del mio primo progetto.
Ho visto postato nel gruppo dei finitori (gruppo chiuso su Facebook) un progetto di coperta in pizzo a forcina inviato da una figlia la cui madre era scomparsa di recente. I coordinatori del gruppo stavano cercando qualcuno che potesse occuparsi del lavoro di finitura poiché non riuscivano a trovare nessuno nella zona della donna, che si trovava sulla costa orientale degli Stati Uniti. Io sono sulla costa occidentale. Apparentemente, il pizzo a forcina aveva perso popolarità da quando avevo fatto la mia prima coperta traforata per una delle mie figlie nei lontani anni ’70.
Son0o entrata in contatto con la figlia e le ho parlato della mia esperienza, inviandole un link alla mia pagina Facebook (Heirloom Expressions) in modo che potesse vedere l’ampiezza e la qualità del mio lavoro. Ha acconsentito a farmi terminare la coperta. Dopo aver ricevuto la coperta, ho fatto una valutazione su come avrei completato il lavoro, fornendo diverse opzioni.
Attraverso le nostre conversazioni, ho imparato parecchio sulla madre, sulla loro stretta relazione e sul valore di ricordo che la coperta aveva per lei. Era importante per me finire la coperta nel modo in cui sua madre l’aveva iniziata. La figlia è rimasta particolarmente contenta quando ha ricevuto la coperta completata. Ho ricevuto un sentito grazie per il lavoro che ho fatto. E quello è stato il pagamento di cui avevo bisogno.
Concordo completamente! Vedere i volti dei cari con i loro progetti finiti deve essere gratificante.
Cosa vorresti suggerire ad altri artigiani che vogliano unirsi al Progetto Loose Ends?
Nel gruppo dei finitori ho visto diversi progetti. Ci sono lavori a maglia, uncinetto, tessitura, varie tecniche di ricamo, patchwork e altre tecniche come si potrebbero trovare nel catalogo di Herrschner. Direi che quasi qualsiasi progetto lasciato incompiuto da una persona cara sarebbe accettato se c’è un finitore interessato e capace di accettare l’impresa/sfida.
Alcuni dei progetti accettati non avevano istruzioni o modello, quindi è coinvolta un po’ di creatività nel dissezionare il pattern e imparare la tensione giusta da usare. Alcuni progetti accettati sono rimasti in sospeso per oltre 60 anni.
Questi hanno presentato sfide nel tentativo di trovare filati o tessuti, lotti di tinta dei periodi d’origine. La ricchezza di conoscenza, esperienza e risorse all’interno del gruppo dei finitori e delle attività di artigianato online si estende a livello mondiale.
È sorprendente e personalmente gratificante far parte di questo meraviglioso gruppo di individui talentuosi disposti a donare liberamente il loro tempo e le loro capacità per completare progetti lasciati incompiuti per persone care. Anche se ci sono più finitori che progetti disponibili, raccomanderei sicuramente di unirsi al Progetto Loose Ends. Questa è anche una grande opportunità educativa mentre si attende che un progetto appaia nella propria zona.
Come posso aiutare il Progetto Loose Ends?
Non c’è un solo modo di aiutare. Anche se non sei un artigiano, puoi essere di grande aiuto per il progetto.
Ho scoperto che la parte più difficile non è trovare mani abili, ma progetti da completare. Le persone semplicemente non sono consapevoli dell’esistenza di una possibilità del genere, a livello mondiale.
Quando hai una persona cara che sta vivendo una grave malattia o che muore, immagino che i progetti incompiuti siano in fondo alla tua lista di priorità. Ed è giusto così, è del tutto normale. A volte, però, vorresti che il progetto incompiuto venisse completato, per vedere realizzarsi il desiderio della persona cara o per avere un pezzo fisico di lei con te. Però magari non sai come completarlo o non hai il coraggio di provarci, per paura di fare un pasticcio.
Ciò significa che il modo migliore per aiutare Loose Ends è diffonderlo. Parla alle persone del progetto, di cosa si tratta e del perché. Forse non ne avranno mai bisogno, o non conosceranno mai qualcuno che ne abbia bisogno. Ma tu potresti essere la persona in grado di mettere in contatto un finitore e un progetto, aiutando a lenire il dolore di un’altra persona.
Quindi, se sei disposto a fare la tua parte per il Progetto Loose Ends, ecco alcuni modi di aiutare:
- Diffondi la voce: scarica il volantino e condividilo (buoni posti sono le biblioteche, le chiese, le case di riposo…)
- Dillo agli amici: forse conoscono qualcuno che conosce qualcuno… chissà…
- Condividi sui social media (hanno Instagram, Facebook e LinkedIn)
- Diventa uno sponsor contattando Jennifer Simonic
- Fai una donazione
- Diventa un finitore (ovviamente!)
Hai un progetto da completare?
Se hai un lavoro da completare, puoi contattare il Progetto Loose Ends e trovare un finitore vicino a te.








