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Breve storia del lucet

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Qui su #LRCrafts.it mi vedete nelle vesti di artigiano mentre realizzo progetti di ogni genere con mio marito. Sono anche uno sviluppatore di mestiere, una professione che adoro.

In più sono anche un’archeologa. Sì, un’archeologa che lavora con il codice. Storia lunga.

Ho lavorato per anni in musei e scavi archeologici, e anche ora che il mio lavoro è un altro mi piace tornare alle mie origini professionali ogni volta che ne ho l’occasione. Mi piace continuare a coltivare la mia passione archeologica a fianco della mia passione per lo sviluppo. La rievocazione storica è uno dei modi per mantenere una stretta connessione con il mio amore di sempre per la storia antica. Si può ricostruire il passato con scavi, ricerche sui reperti, studiando antichi testi, ma anche con quel lato di archeologia sperimentale a cui la rievocazione può contribuire a pieno titolo.

Ho già raccontato come mio marito ha realizzato il mio primo lucet e come utilizzarlo. Ora vorrei guidarvi alla scoperta della storia di questo strumento antico.

Qui trovarete un resoconto delle mie ricerche e tutte le mie fonti.

First try with lucet weaving by Rici in 2015

Il primo incontro di Rici con il lucet nel 2015.

Indice dei contenuti

Che cos'è il lucet?

How to Lucet: step 4.4, turn clockwise and adjust stitches to the center

Rici al lavoro con il suo lucet durante una rievocazione

Il lucet è uno strumento per realizzare corde o trecce. Lacci da scarpe, cordini per capelli, cordoncini per borse o lacci per gli abiti venivano fatti a mano prima della rivoluzione industruale, e alcuni sostengono che uno dei metodi per realizzarli prevedesse l’uso della forcella a due rebbi chiamata lucet.

Oggi non è comune intrecciare corde a mano: con l’avvento di macchinari che le realizzano velocemente e a basso costo, gli strumenti manuali con la stessa funzione sono pressoché scomparsi. Il lucet si puà incontrare durante le rievocazioni nstoriche, principalmente in occasione di eventi a tema medievale. Vedrete spesso lucet in legno dalla caratteristica forma a lira, con due rebbi per intrecciare, con o senza manico, e a volte un buco per infilare la treccia durante la lavorazione.

Ecco, il dibattito sulla forma del lucet antico e il suo uso come strumento per intrecciare inizia proprio qui. I lucet che vediamo oggi nelgi eventi medievali sono storicamente accurati e documentati?

Le trecce realizzate con questo strumento sono a sezione quadrata, resistenti e un po’ elastiche, quindi adatte ad appendere arnesi alla cintura o come accessori e decorazioni per vestiti e borse.

La tecnica di base  è molto semplice e veloce da imparare: con un po’ di pratica si può intrecciare corde rapidamente senza neppure pensare al movimento da eseguire. Non serve pre-tagliare il filo a una lunghezza stabilita, il che è molto comodo: si possono intrecciare corde di ogni lunghezza anche senza averla decisa prima.

In più l’uso del lucet è aperto a diverse tecniche e varianti per ottenere trecce di vari colori e stili.

Come si usa il lucet?

Uso il lucet prevalentemente per tessere corde per i progetti di rievocazione storica, ma l’ho trovato molto utile anche nella vita di tutti i giorni. La tecnica di base è davvero semplice! Ecco un tutorial passo a passo con foto e video.

Ritrovamenti archeologici medievali

Origini e forma del lucet

Nel corso dei millenni sono state sviluppate diverse tecniche per realizzare corde o trecce con le dita o strumenti specifici, alcune ancora in uso oggi. Cerchiamo di scoprirne di più su questi strumenti.

Il problema principale nell’identificare un lucet antico in uno scavo archeologico è che potrebbe somigliare a un ramo o un corno a due estremità o a qualsiasi altro elemento naturale a due rebbi. Difficile separare gli strumenti effettivi dai resti naturali. Tutti i reperti presentati qui potrebbero essere lucet, sono catalogati come tali, ma ancora ci manca la prova definitiva della loro funzione originale per intrecciare filo.

Leggerete cosa i ricercatori hanno scritto al riguardo, qual è la mia opinione e perché. La mia ricerca è ancora in corso, come ho specificato nelle conclusioni. Ciò nonostante, spero di essere riuscita a fare un po’ di ordine e chiarezza.

A selection of different Medieval items that were said to be lucets. The question whether they are lucets or not is still controversial

Una selezione di diversi oggetti medievali che sono stati catalogati come lucet, tra i più controversi.

Prima di tutto parliamo di reperti. Abbiamo prove dell’esistenza di strumenti usati come lucet nell’antichità? A quando risalgono? Non c’è consenso generale tra gli esperti: tutto sugli eventuali antichi lucet è controverso, dalla loro forma alle loro origini.

Gli archeologi sostengono che un piccolo gruppo di reperti medievali possano essere identificati come lucet, ma è molto facile fraintenderli, in un verso o nell’altro. Questi cosiddetti lucet erano molto semplici, realizzati da materiali comunemente a disposizione come ossa animali. Nella maggior parte dei casi si tratta di ossa cave con due rebbi a un’estremità, a volte con una terza protuberanza più grande dalla funzione incerta. Sono normalmente ritenuti dagli archeologi strumenti usa e getta.

Non possiamo sapere quanti reperti siano stati catalogati semplicemente come resti di pasto o macellazione perché nessuno aveva sospettato che potessero avere una funzione pratica. Se non decorati e magari danneggiati, può essere molto facile confondersi. Può succedere ad esempio anche con i flauti in ossi: se non si notano i fori allineati perché il ritrovamento è danneggiato, li si può catalogare facilmente come semplici ossa animali.

Confermare che un reperto è effettivamente una forcella per intrecciare è complesso anche a causa del contesto, che spesso non aiuta. Inoltre, non c’è una forma unica universalmente riconosciuta come lucet: abbiamo una discreta varietà di oggetti a due rebbi (anche a tre rebbi) che sono stati catalogati come strumenti per intrecciare corde, che fossero forcelle piatte o tubolari cavi.

Ritrovamenti in osso e corno da York (UK)

I ritrovamenti da Lund (Svezia) o York (UK) sono tra i più famosi tra quelli catalogati come lucet, con decorazioni e addirittura iscrizioni. Il reperto di Lund è un osso cavo, quelli di York si dividono in due tipologie: quelli in corno sono più vicini alla forma a lira che accomuna i lucet dal 18° secolo in avanti, quelli in osso potrebbero essere una sorta di via di mezzo tra l’osso cavo e la forcella piatta moderna.

I lucet in corno di York, secondo la mia opinione personale, sono alquanto controversi. Non ho trovato altre prove di lucet in corno, inoltre la loro forma non è così comoda per il lucetting: i due rebbi sono molto distanti e divergenti l’uno dall’altro, rendendo difficile l’intrecciare. Alcuni li catalogano come pendenti, a causa dei segni di usura attorno al foro che sono compatibili con l’essere stati appesi.

Lucets from Coppergate (York, UK), 9th-11th century
Lucets from Coppergate (York, UK), 9th-11th century
Image from the cd-rom "The World of the Vikings"

I ritrovamenti in osso da Coppergate, d’altra parte, sono più simili agli altri reperti europei contemporanei catalogati come lucet. Sono fatti di osso, come la maggior parte dei presunti lucet medievali coevi, e le due punte sono parallele, come possiamo vedere nei reperti più comuni provenienti dalla Scandinavia. Sono ossi nasali di bovini con pochi segni di modifiche e senza alcun segno di usura intorno alle due punte parallele.

Per molti, la mancanza di tali segni è una prova contro l’uso di quegli artefatti per l’intreccio. Sono così grezzi che potrebbero facilmente essere avanzi di macellazione che sono stati scambiati per attrezzi.

Come spesso viene notato, qualsiasi oggetto a due punte potrebbe servire come lucet, ed è uno dei più significativi svantaggi per qualsiasi ricerca sulla storia di tale strumento.

Il ritrovamento di Lund presenta anche un’iscrizione in rune: recenti studi su questa iscrizione ne hanno confermato l’identificazione con uno strumento per intrecciare corde, dando persino un nome a reperti simili dell’area scandinava.  É proprio a partire da questo artefatto che altri strumenti simili sono stati catalogati come lucet, ossia strumenti tessili per intrecciare corde.

hanno dato un impulso significativo alla sua identificazione con un utensile per intrecciare corde, e hanno persino dato il nome a strumenti simili nell’area scandinava. È a partire da questo ritrovamento che gli strumenti con forma simile cava sono stati catalogati come lucet e definiti tinblbein.

Questo è forse il ritrovamento più importante del suo genere fino ad oggi, quindi merita un approfondimento specifico.

Il reperto di Lund e la sua iscrizione: l'antenato di tutti i lucet medievali

Gli esperti che hanno studiato i vari reperti medievali ritenuti lucet sono certi della loro classificazione a causa anche dell’iscrizione sul reperto di Lund.

É un piccolo pezzo di osso di pecora cavo di 65mm di lunghezza con un diametro di 20mm, che presenta denti finemente intagliati. Viene datato grazie al contesto di ritrovamento alla seconda metà dell’11° secolo.

Ecco la traduzione dell’abstract delle ricerche pubblicate nel 2021 su Danske Studier:

L’artefatto è datato contestualmente alla seconda metà dell’11° secolo. Il pezzo di osso è dotato di denti finemente intagliati e reca un’iscrizione in rune. L’identificazione di ogni singolo carattere è molto semplice. L’iscrizione recita: tinbl:bein.

La seconda parola bein rappresenta il sostantivo danese runico bæin, Antico danese bēnosso’ con ogni probabilità in riferimento al pezzo in sé stesso ed è plausibile che l’iscrizione formi un composto a designare l’utensile in questione, ma quale tipo di utensile? La parte difficoltosa è interpretare  tinbl. Il primo suggerimento del runologo Erik Moltke collegava le rune al sostantivo danese runico tæinn, antico danese tēnfuso’ o in alternativa al sostantivo e verbo in antico danese twinnæattorcigliare’, suggerendo che lo strumento fosse un utensile per attorcigliare fili, un osso attorcigliatore.

L’interpretazione di Erik Moltkes non sembra convincente sul piano tecnico o linguistico.  Nel 1961 questo reperto era un unicum, ma oggi abbiamo una serie di simili ritrovamenti archeologici che sembrano costituire un gruppo unitario.

In questo articolo, suggerisco che la sequenza tinbl rispecchi il sostantivo in antico inglese timple conosciuto come un presito dalle lingue nordiche post-medievali. La forma inglese attuale è temple e in danese attuale è tempel, e la parola indica un utensile per la produzione tessile. Di conseguenza, l’oggetto deve essere un temple-bone (antico danese *timpelbēn), il pezzo finale di un primitivo temple medievale.

Ecco che abbiamo una preziosa iscrizione, due parole che ci danno un contesto per l’utilizzo dello strumento su cui sono incise. É quindi naturale che, ogni volta che un archeologo trovi un oggetto dalla forma simile, si riferisca al reperto di Lund per la sua identificazione. Questo indipendentemente che si tratti di una nuova scoperta o di una revisione di reperti  provenienti da vecchi scavi.

L'ipotesi di identificazione con un tempiale

L’ipotesi di identificazione con un tempiale ha suscitato opinioni contrastanti tra gli studiosi, con alcuni che la trovano convincente mentre altri la considerano problematica.

La funzione ampiamente accettata di un tempiale è quella di mantenere la larghezza della tessitura, assicurandosi che rimanga uniforme durante tutto il processo e impedendo che si restringa. I tempiali moderni, tipicamente realizzati in legno o metallo, sono regolabili in lunghezza e presentano piccoli chiodi a un’estremità per fissare i bordi del tessuto.

Sebbene l’artefatto di Lund assomigli a un pezzo terminale di un tale strumento, è essenziale notare che un tempiale completo richiederebbe due pezzi simili, uno per ogni lato del tessuto. Tuttavia, la maggior parte dei reperti come l’artefatto di Lund sono unici, sollevando dubbi su questo loro uso in un contesto tessile. Anche se alcuni reperti sono stati rinvenuti insieme a oggetti correlati alla tessitura come pesi per telaio, le associazioni dirette con le tecniche di tessitura rimangono scarse.

Inoltre, i templi medievali conservati di solito presentano più denti rispetto all’artefatto di Lund, mettendo in dubbio il suo ruolo di tempiale.

Hypothesis of use of the suppposed Lund lucet as a weaving temple
Hypothesis of use of the suppposed Lund lucet as a weaving temple

Un altro fattore da considerare è la natura cava dell’artefatto di Lund. Affinché funzioni come tempiale montato su un bastone, ci si aspetterebbe in effetti un pezzo terminale cavo, ma idealmente dovrebbe essere chiuso all’estremità dentata o avere il corpo che si restringe verso le punte, per alloggiare saldamente il bastone. Anche se nella maggior parte dei reperti simili il corpo dello strumento si restringe verso la cima, questo non è sempre il caso.

Date le complessità che circondano la teoria del tempiale, molti ricercatori hanno proposto funzioni alternative per artefatti solitari come quello di Lund, suggerendo che potrebbero essere stati riadattati o aver avuto più funzioni fin dall’origine. Considerando il significativo investimento di tempo e risorse necessario per produrre tali oggetti nell’antichità, è improbabile che siano stati realizzati senza uno scopo pratico. Sia la funzione di tempiale che quella di lucet sono intrinsecamente legate al lavoro tessile, aggiungendo peso all’idea di artefatti multifunzionali.

L’archeologia sperimentale supporta ulteriormente quest’ipotesi, in particolare grazie agli esperimenti pionieristici condotti da Kerstin Petterson nel 1968.

Una selezione dei reperti più interessanti

Svezia

Al momento, la maggior parte dei ritrovamenti di presunti lucet giungono dalla Svezia. Potrebbe essere perchè il reperto di Lund è svedese e quindi gli archeologi locali sono più sensibili alla question, o anche per puro caso.

In particolare, la città di Sigtuna ci ha restituito centinaia di artefatti in osso, ora conservati al museo locale: anche solo visitando il loro archivio online e cercando “tinblbein“, vengono restituiti 85 risultati. Gli esperti del museo ritengono che questi reperti siano strumenti di uso comune, a giudicare dalla quantità.

I ritrovamenti di Sigtuna sono lunghi meno di 70mm, alcuni persino più piccoli, qualcuno con decorazioni incise. Sono tutti datati al periodo tra 10° e 12° secolo. Sono stati trovati in associaizone con altri artefatti legati alla produzione tessile, ad esempio parti di telai, aghi metallici, aghi in osso per needlebinding. Questo non è comune, conosco soltanto un caso francese in cui i cosiddetti lucet siano stati ritrovati in un contesto simile.

Un reperto degno di nota è lo strumento in bronzo da Hossmo (Svezia), ritrovato durante uno scavo nel 2003 appena fuori dal cimitero cittadino. Identificato in prima battuta con un fuso per filare, venne in seguito confrontato con un ritrovamento simile da Eketorp III, la fortificazione medievale dell’Öland (Svezia): venne quindi catalogato come tinbl bein, con evidente riferimento all’artefatto di Lund.

Un altro utensile simile sempre in bronzo fu trovato a Övra Vannborga durante la campagna di scavo del periodo 1989-1991, in un contesto databile al 600-800. Un ritrovamento, quindi, particolarmente antico rispetto agli altri possibili lucet qui menzionati.

Inoltre, non si tratta degli unici strumenti in metallo che potrebbero essere catalogati come lucet. Da un survey in una residenza di cambagna a Borg (Svezia) nel 1992-93 è emerso un artefatto in metallo, datato genericamente al Medioevo in base al contesto, che potrebbe essere confrontavile con gli altri presunti lucet che ho elencato.

Sembra comunque che i reperti identificabili come lucet siano rari in metallo. Trattandosi di materiali non deperibili, se fossero stati comunemente fabbricati in ferro o bronzo ne avremmo probabilmente ritrovati in maggior numero. É probabile che strumenti dall’uso così domestico fossero invece realizzati in materiali meno nobili e costosi. Più di un archeologo ha sottolineato come i lucet fossero probabilmente usa e getta, facili da costruire come altrettanto facili da abbandonare dopo l’uso. Dobbiamo anche considerare che i metalli spesso venivano rifusi per riutilizzarli nell’antichità: potrebbe essere un’altra ragione per la scarsità di reperti in metallo assimilabili ai lucet.

Certo, mi sorge spontanea una domanda: se hai bisogno di uno strumento per svolgere un compito e te ne realizzi uno, perché dovresti costruirlo, usarlo e poi abbandonarlo? In antichità, per quanto ne so, gli strumenti usa e getta non erano così comuni come oggi. Non sarebbe stato meglio realizzare, per quanto semplice e poco costoso o poco faticoso da fare, un utensile da riutilizzare al bisogno? Una domanda che rimane ancora senza risposta definitiva, al momento.

Nel 2010 durante gli scavi del villaggio di Örja, appena fuori Landskrona in Svezia, gli archeologi hanno trovato due interessanti reperti. Gli scavi riguardavano un grande insediamento dell’Età del Ferro con quattro fattorie in uso in epoca Romana fino al Medioevo e anche un dolmen del Neolitico antico.

Dal cortile n°12 sono emersi due oggetti che ricordano molto il reperto di Lund. Gli archeologi li hanno persino definiti  “di tipologia tinbl bein” (“av typen tinbl bein”), menzionando proprio l’iscrizione runica di Lund.

Paul Eklöv Pettersson, antiquario presso l’Historiska Museet, Lund University, ha affermato che i due oggetti sono databili al 13° secolo, ritrovati nel cortile n°12 in connessione con l’abitazione n°11.

Gli artefatti di Örja sono circa della stessa dimensione (circa 6cm in lunghezza), fatti di un piccolo osso tubolare le cui estremità sono state tagliate e che da cui è stato rimosso il midollo. Entrambi hanno a una estremità due rebbi intagliati e un dente più largo, mentre la base è tagliata dritta.

Uno dei due reperti ha una forma più snella e presenta su tutti i lati una ricca decorazione a linee; i suoi rebbi sono leggermente più corti del dente più grande. Il secondo mostra una lavorazione un po’ più semplice e non mostra la stessa perizia tecnica del primo.

Gli archeologi di Örja si sono mostrati subito molto sicuri dell’uso originale di questi reperti in relazione con il ritrovamento di Lund. Anche il lucet di Lund presenta due rebbi accompagnati da un dente più largo. Una forma che mi è sembrata strana, la prima volta che l’ho vista, considerando chei lucet moderni hanno solo due rebbi. Non ho ancora un’idea sull’uso del terzo dente: c’è chi suggerisce che possa essere utile per separare diversi fili lavorati insieme, ad esempio nella realizzazione di corde multi colore.

Francia

Un altro gruppo di interessanti ritrovamenti provengono dall’abbazia di Wandignies-Hamage (Francia) e sono ora conservati al museo Arkéos Musée a Douai. Sono stati catalogati come “tricotins” e datati al 10° secolo. Sono associati con altri utensili tessili, dandoci quindi un contesto prezioso e un indizio sul loro utilizzo nella produzione tessile.

Ne ho subito notato la somiglianza con i presunti lucet di Sigtuna (Svezia), in particolare quelli decorati, che è stata confermata dagli esperti del museo con cui ho potuto parlare.

Mancano ancora studi specifici, ma il contesto di provenienza, la forma, anche i test di archeologia sperimentale condotti dagli archeologi li rendono molto vicini agli altri esemplari visti fin’ora.

“Tricotins” from the Arkéos museum in Douai (France), possibly lucets, 10th century
“Tricotins” from the Arkéos museum in Douai (France), possibly lucets, 10th century
Image from Wikipedia - Arkéos Musée, Douai (France)

Rari ritrovamenti di corde intrecciate

A possible Medieval lucet braid from Barshalder, Gotland (Sweden)
A possible lucet braid from Barshalder, Gotland (Sweden)
Image from Pettersson K., (1968) “En gotländsk kvinnas dräkt. Kring ett textilfynd från vikingatiden” in TOR 12, pp. 174–200

Esistono anche ritrovamenti di corde intrecciate? I tessuti sono materiali deperibili e si conservano raramente, quindi gli esempi di corde antiche sono piuttosto rari. Distinguere quindi quelle realizzate con uno strumento assimilabile al lucet è davvero molto complesso.

Un caso potrebbe essere quello di una sepoltura femminile di Barshalder, Grötlingbo, Gotland (Svezia): è datata all’11° secolo e, tra i ricchi reperti tessili rimasti, troviamo anche due corde intrecciate. Sembra che una di esse recasse anche delle perline, mentre l’altra sembra fosse legata a una spilla a forma di tartaruga, in una posizione che suggerisce fosse usata come tracolla.

Entrambe a sezione quadrata, misurano circa 3-4 mm e 1,5-2 mm in lunghezza. Il fatto che la sezione sia quadrata è compatibile con la tecnica del lucet: un articolo di Kerstin Pettersson del 1968 racconta dei test da lei effettuati con uno strumento a due rebbi, che produsse una corda molto simile ai reperti originali.

Questi due frammenti di corde, in più, sembrano realizzati con un filo continuo, non pre-tagliato, come si fa proprio con il lucet. Le corde realizzate invece con la tecnica del fingerlooping, per esempio, hanno bisogno che il filo venga tagliato alla lunghezza giusta.

Sull'uso effettivo di questi reperti: una controversia di lunga data

Riguardo all’uso effettivo dei reperti di cui discutiamo per intrecciare corde, la questione è ancora dibattuta. Quando non siano trovati in associazione con un contesto che aiuti a determinarne con certezza la funzione originale, ogni teoria può essere egualmente valida. Sfortunatamente, non è ancora stato ritrovato uno strumento a due rebbi associato direttamente con una corda per provare la correlazione tra i due.

Una cosa che è stata notata (p. 1790) è che la maggior parte di questi presunti lucet non presentano alcun segno di usura sui rebbi che possa suggerire il loro uso continuo per intrecciare. Certo, come ho già sottolineato, secondo alcuni questi reperti erano usa e getta: un utilizzo breve potrebbe spiegare come non ci sia stato il tempo di i segni tipici del continuo scorrere del filo.

Se la natura usa e getta di questi lucet fosse confermata, immagino si trattasse di utensili che non servivano quotidianamente: quando ne serviva uno, bastava prendere un osso avanzato, intagliare due rebbi, usare lo strumento e poi dimenticarsene. Ho ancora dubbi che fosse questo l’effettivo uso di un oggetto simile.

Ho parlato anche con luceteer professionisti, che usano i propri lucet parecchio: tutti mi hanno confermato di non aver visto significativi segni di usura, anche dopo un uso costante. Certo va sottolineato che principalmente usano strumenti in legno, ma Rosalie Gilbert, invece, mi ha confermato che anche il suo lucet in osso, che riproduce la forma vista negli strumenti medievali, non mostra solchi anche dopo 15 anni di uso. Sarebbe interessante intraprendere test specifici per avere più prove al riguardo.

Archeologia sperimentale: il reperto di Barshalder (Svezia)

Per risolvere la questione dell’effettivo uso pratico di questi reperti, alcuni si sono rivolti all’archeologia sperimentale.

La prima fu Kerstin Pettersson, che abbiamo già menzionato relativamente alle due corde trovate nel Gotland, in Svezia. Con una riproduzione dei reperti di Sigtuna ha provato a riprodurre una delle corde trovate nella tomba feminile di Barshalder. Certo, per provare definitivamente come queste corde vennero realizzate, le avrebbe dovute sciogliere e quindi distruggere, per verificare se erano realizzate con fili pre-tagliati o con un unico filo, cosa che nessuno avrebbe avuto intenzione di fare. L’esperimento di Petterson concluse che era altamente probabile che le corde ritrovate fossero state realizzate con una tecnica e uno strumento assimilabili al lucet. La corda veniva fatta passare dentro all’osso cavo, come oggi si fa con il foro dei lucet moderni, mentre veniva intrecciata con i due rebbi.

A reconstruction by Kerstin Petterson of how the bone lucets could be used, based on the finds from Barshalder, Gotland (Sweden)
A reconstruction of how the bone lucets could be used, based on the finds from Barshalder, Gotland (Sweden)
Image from Pettersson K., (1968) “En gotländsk kvinnas dräkt. Kring ett textilfynd från vikingatiden” in TOR 12, pp. 174–200

Prima del lucet, Pettersson provò altre tecniche, ma nessuna produsse un risultato così vicino all’originale. Sperimentò anche con diversi tipi di strumenti, con due, tre o quattro rebbi. Le corde realizzate con tre o quattro rebbi erano troppo spesse, quelle con due rebbi invece identiche ai reperti di Barshalder, almeno superficialmente, senza distruggerle per verificarne la struttura interna

Comunque, c’è ancora chi considera questo esperimento o altri simili inconcludenti.

Schematic representation of X-ray computed tomography (CT) imaging
Image from Theodore J Heindel, A Review of X-Ray Flow Visualization With Applications to Multiphase Flows, Journal of Fluids Engineering 133, 2011

Mio marito, da buon ingegnere, mi ha fatto notare come oggi non sarebbe più necessario sciogliere un’antica corda per scoprire la sua struttura interna. Nel 21° secolo abbiamo accesso ad analisi non distruttive che negli anni ’60 per gli studi archeologici erano inusuali se non addirittura indisponibili.

La tecnica da lui suggerita è la tomografia a raggi X. Viene usata principalmente per applicazioni mediche, per creare un modello 3D delle strutture interne di un oggetto solido senza distruggerlo.

Una tecnica simile sarebbe davvero utile nello studio delle corde del Gotland e del modo in cui vennero realizzate.

Archeologia sperimentale: un ritrovamento dalla Norvegia

Un recente ritrovamento norvegese, dagli scavi per la Follo Line a Oslo nel 2017, ha dato l’opportunità all’archeologa Sara Langvik Berge per un altro test di archeologia sperimentale.

Il reperto è un piccolo oggetto di 3,6 cm in osso lucidato o in corno, cavo e decorato con le tipiche incisioni circolari medievali. Un’estremità presenta due piccoli rebbi. Gli archeologi del NIKU (Norwegian Institute for Cultural Heritage Research) lo hanno ritrovato in uno strato di rifiuti, rimosso velocemente a macchina e lavorando sotto pressione: nonostante le condizioni di ritrovamento, è stato possibile datare lo strato al 13° secolo in base agli artefatti ritrovati.

All’inizio, la funzione del piccolo reperto non era chiara, ma nel dicembre 2017 una foto pubblicata sul profilo Instagram del NIKU ha ricevuto un commento da un follower svedere che ha scritto “Ett tinbl-bein!” (“É un tinbl-bein“), con evidente riferimento al ritrovamento di Lund e alla sua iscrizione runica.

Gli archeologi hanno quindi provato a intrecciare una corda con il reperto e, viste le dimensioni dell’oggetto, hanno suggerito potesse essere usato con l’aiuto di un uncino o un attrezzo simile per sollevare il filo sopra il piccolo rebbo. Questo sarebbe stato certo utile, ma anche senza un aiuto esterno sono comunque riusciti a produrre una buona corda. Va sottolineato che l’uso di un uncinetto accompagnato al lucet è documentato anche ai nostri giorni.

Bone tridents from the circular fortress of Oost-Souburg, the Netherlands, A.D. 900-975
Image from Lauwerier R. C. G. M., Heeringen R. M. V., Objects of Bone, Antler and Horn from the Circular Fortress of Oost–Souburg, the Netherlands (AD 900–975), in Medieval Archaeology 39, 1995, p. 84

Confronti con tridenti dai Paesi Bassi

Un confronto interessante riguardo al possibile uso di questa tipologia di reperti come lucet arriva dallo studio di alcuni artefatti dalla fortezza circolare di Oost Souburg nei Paesi bassi, datati al 10° secolo.

Si tratta di dieci oggetti realizzati con ossa cave, nove dei quali con decorazioni sul davanti. Le ossa sono state lavorate per ottenere un lato frontale arrotondato e un retro quasi appiattito. Hanno tre corti denti appuntiti, forse per praticare fori nel cuoio secondo gli studiosi. Gli spazi tra i denti sono stati levigati, a dire il vero, cosa che non si rende necessaria per l’uso proposto. Gli archeologi hanno suggerito che questa levigatura potesse essere indizio di un utilizzo come una sorta di pettine.

Sempre gli studiosi olandesi fanno notare che le ossa scelte per realizzare questi artefatti erano cave di natura, ma sono state svuotate ulteriormente e sono state lavorate per rendere l’apertura più larga e liscia. Certo, sarebbe bello poterli definire lucet in qualche modo, ma va fatto notare che il bordo dei fori non è stato invece levigato, il che contrasterebbe con l’idea di identificarli con lucet. Anzi è probabile che non siano affatto lucet, anche se provengono da un’area in cui la produzione tesisle, di lana in particolare, era essenziale.

Il fatto che abbiano tre denti uguali è un altro indizio contro l’identificazione con lucet. I reperti fino ad ora considerati lucet possono avere anche tre denti, ma di questi uno è evidentemente più grande. Anche nel caso di questi ultimi, la funzione del terzo grande dente rimane incerta: a me sembra quasi più un ostacolo all’intreccio della corda sugli altri due rebbi.

Va notato che la mancanza di un dente nei tridenti olandesi non è stato considerato un problema: in alcuni casi il dente mancante è stato limato  lisciato, quindi lo strumento ha continuato ad avere una funzione. Chissà, magari in alcuni casi i tridenti senza il terzo dente possono essere stati usati per intrecciare corde. Certo, non avremo mai modo di saperlo con certezza.

Sarebbe interessante approfondire il loro studio, a mio parere. Anche se non si trattasse di lucet, saperne di più potrebbe aiutare nello studio di quei reperti invece ritenuti lucet.

La questione delle dimensioni

Riguardo all’uso pratico, abbiamo da considerare anche il problema delle dimensioni.La maggior parte dei reperti menzionati fin’ora sono piccoli: ad esempio quello norvegese è lungo appena 3.6cm, con due rebbi molto corti. Come già detto, gli archeologi che hanno provato a usarlo per intrecciare una corda hanno avuto difficoltà, e hanno quindi suggerito che potesse essere utile aiutarsi con un piccolo uncinetto per sollevare il filo.

I reperti di Sigtuna sono lunghi meno di 7cm, alcuni davvero minuscoli. La cosa più notevole di questo gruppo di reperti è la loro abbondanza: il museo sostiene di conservarne un centinaio, tutti del periodo 10°-12° secolo.
Ho trovato un’interessante discussione in un forum riguardo all’uso pratico proprio di questi reperti. Lì, Ny Björn Gustafsson dell’ Archaeological Research Laboratory dell’Università di Stoccolma dice che sono levigati o usurati sui rebbi: forse si tratta proprio di quei segni di usura che alcuni studiosi vanno cercando?

Sull’utilizzo di questi artefatti per intrecciare corde, alcuni ritengono che i rebbi siano troppo corti e che il filo scivolerebbe via troppo facilmente. Altri invece sostengono, dopo alcune prove con repliche, che strumenti come quelli di Sigtuna, nonostante la tendenza del filo di scivolare via, possano essere usati come lucet, con un po’ di pratica. Probabilmente la moderna forma a lira sarebbe un miglioramento per impedire al filo di sfuggire. Personalmente, con il mio lucet dalla forma moderna tendo a intrecciare restando abbastanza vicina alle punte dei rebbi, quindi credo non mi sarebbe scomodo lavorare con uno strumento abbastanza piccolo. Il problema principale potrebbe essere impugnarlo, viste le dimensioni del manico.

Ny Björn Gustafsson è tra coloro che hanno provato a usare i reperti di Sigtuna per intrecciare corde: l’esperimento che ha condiviso sul forum è venuto bene, nonostante le dimensioni dello strumento usato. In tutti i casi di archeologia sperimentale di cui sono venuta a sapere, gli studiosi hanno concluso che è possibile usare questi strumenti come lucet.

Giusto per menzionare alcune delle dimensioni degli altri reperti che ho menzionato:

  • il reperto di Lund è lungo circa 6.5cm
  • lo strumento metallico di Övra Vannborga è lungo circa 4cm
  • l’artefatto in metallo di Borg è lungo circa 8cm
  • il reperto di Hossmo è lungo circa 3.5cm
  • i reperti di Örja sono lunghi circa 6cm

Qual era la ragione per realizzare uno strumento così piccolo, quando uno più grande sarebbe stato probabilmente più maneggevole? Non ho mai provato a usare un lucet cavo di 3cm, ma sto cercando di realizzarne uno per provare.

Di recente ho provato un lucet in legno molto piccolo, con rebbi dritti di 3cm e distanti appena 1.5cm tra di loro. L’ho trovato veloce da usare e maneggevole, ma il manico è lungo quasi 10cm, quindi questo testo non può essere considerato archeologia sperimentale, per le dimensioni e la forma del mio lucet.

Visto che le mie considerazioni iniziano a diventare un po’ lunghe, dedicherò un altro spazio specifico alla questione sperimentale.

Riguardo alle dimensioni, c’è anche il problema opposto: mi è capitato di vedere qualcuno considerare lucet un oggetto molto grande a forma di U, lungo circ 20cm.

Alcuni siti norvegesi hanno restituito questi lunghi oggetti ad U in osso di balena (fanone). Il più famoso (almeno tra chi si è occupato della storia del lucet) proviene da Sømhovd (Norvegia). É lungo 22.1 cm, spesso 2.7 cm e largo 6.4 cm, ora conservato presso il NTNU Vitenskapsmuseet (reperto n. T13471). Anche la datazione non è coerente con quella dei lucet considerati fino ad ora, visto che viene datato alla tarda Età del Ferro.

Soprattutto sono stati i rievocatori a convincersi che questo reperto fosse un lucet, ma la sua dimensione e forma lo rendono poco pratico per intrecciare corde. C’è da ricordarsi che la misura del lucet non ha a che vedere con quella della corda prodotta: è solo la dimensione del filato a determinare quella del lavoro finito. Anzi, credo che un lucet troppo grande potrebbe essere persino più scomodo di uno molto piccolo.

Questo ritrovamento norvegese presenta rebbi molto spessi a sezione quadrangolare, che non è esattamente comoda in un lucet. Un lucet grande potrebbe essere comodo da usare con filo molto spesso per realizzare corde spesse, ma mi aspetterei uno strumento con i rebbi a sezione circolare.

In origine era stato identificato con uno strumento da pesca, un mulinello, e credo che sia la proposta più corretta

Possibili lucet dal Tirolo (Austria)

Una ricerca pubblicata nel 2022 su”Strands”, rivista della Braids Society, mostra alcuni ritrovamenti dal Tirolo (Austria) che potrebbero essere considerati lucet. L’autrice, Beatrix Nutz, mostra cinque reperti in osso e corno con due rebbi. Gli scavatori li avevano catalogati in via precauzionale come “forse strumenti per intrecciare corde”: erano stati paragonati ai “knitting Nancies“, che si dice siano connessi ai lucet, forse una loro evoluzione.

Il contesto archeologico va dalla Tarda Antichità al 14° secolo, ma in questi casi le datazioni non sono certe. L’ultimo ritrovato dei reperti menzionati nell’articolo è stato un ritrovamento fortuito del 2018 da parte di Christoph Hussl in un campo a ovest della cittadina di Patsch, presso Innsbruck. Beatrix Nutz ebbe la possibilità di studiarlo in prima persona: sarebbe il primo caso di un’archeologa specializzata in tessuti. Ha notato somiglianze in forma, materiale e dimensioni con altri ritrovamenti dal Nord Europa, principalmente con i reperti di Sigtuna.

La differenza più grande è la presenza dei rebbi in metallo nei reperti del Tirolo, assenti nei reperti dell’Europa settentrionale. Un’altra differenza riguarda il corpo dell’attrezzo: mentre tutti gli altri artefatti in osso che abbiamo visto hanno un corpo cavo che può essere utilizzato per far passare la corda all’interno, gli artefatti del Tirolo sono cavi solo nella parte inferiore e non tra i rebbi: la treccia può essere infilata attraverso un piccolo foro di 2,2 mm presente nella parte inferiore del lato non decorato dello strumento, da cui poi passa attraverso la porzione cava del corpo e fuoriesce. Un’altra particolarità unica di questo reperto è la sua sezione trasversale esagonale.

Experimental archaeology by Beatrix Nutz with a replica of the possible lucet from Patsch, near Innsbruck in North Tyrol
Image from Beatrix Nutz, Cords, Braids and Bands in Archaeology – Finds from Tyrol, 2022, Strands, pp. 3-9
Image from Beatrix Nutz, Cords, Braids and Bands in Archaeology – Finds from Tyrol, 2022, Strands, pp. 3-9

Beatrix Nutz ha potuto effettuare alcuni test con repliche. Ha utilizzato filo di seta rosso per il primo esperimento e due diversi filati di lana blu per altri due test. Ha così dimostrato che è possibile usare questi reperti come lucet. Fili sottili producono corde sottili, che possono passare attraverso il foro inferiore. Per afferrare le maglie e farle passare sopra i rebbi è utile l’aiuto di un ago o di un uncinetto, come visto negli esperimenti norvegesi.

L’autore ha notato che i problemi principali sono la lunghezza dello strumento (57 mm) e la breve distanza (solo 5 mm) tra le estremità dei rebbi. È da notare che il reperto è più largo che lungo, inoltre è più largo nella parte inferiore (21 mm contro i 9mm della cima). Non so se sarebbe comodo da maneggiare, con questa forma.

Ritorna il mio dubbio personale: se è necessario realizzare uno strumento per svolgere un compito in modo più efficiente, perché scegliere di farne uno così piccolo? Qual è il vantaggio, rispetto a lucet più grandi o altre tecniche di intreccio? La mia domanda rimane ancora aperta.

Grazie all’articolo di Beatrix Nutz, ho anche scoperto un altro reperto interessante proveniente dai Paesi Bassi.

Questo proviene da uno scavo del 1942 a Middelburg, Zeeland, nei Paesi Bassi, e risale al periodo compreso tra il 950 e il 1050. Mi ricorda da vicino uno dei lucet più famosi di Sigtuna, quello intagliato.

Anche questo è uno strumento a due rebbi realizzato in osso cavo (il sito web del museo afferma che proviene da una zampa di animale, senza specificare quale) con una superficie lucida e una decorazione incisa. Come i reperti di Sigtuna e altri simili, è minuscolo: 4,3 x 2,2 x 1,7 cm.

Questi due rebbi sembrano abbastanza consumati, uno potrebbe essere addirittura rotto. Potrebbero essere stati più lunghi originariamente? La lunghezza dei rebbi non sarebbe il problema principale, ma la dimensione complessiva sarebbe importante, soprattutto la distanza tra di essi. Strumenti come questo non sono facili da maneggiare, la larghezza dei rebbi e la loro vicinanza implicherebbero sicuramente la necessità di un uncinetto per lavorare le maglie. Più vedo strumenti di questa dimensione e forma, più ho dubbi sul loro uso pratico come lucet.

Possible lucet from Middelburg, Zeeland (Netherlands), catalogued as yarn-twister, with incised striped decoration, 950-1050
Possible lucet from Middelburg, Zeeland (Netherlands), catalogued as yarn-twister, with incised striped decoration, 950-1050
Image from Rijksmuseum van Oudheden, Leiden (Netherlands)

Nuovi reperti dall'Europa Meridionale

Le ricerche condotte da Beatrix Nutz stnnoa dando un vero impulso alla questione del lucet anche nel Sud Europa. Dopo essersi occupata dei ritrovamenti del Tirolo (Austria), attualmente sta studiando ulteriori reperti provenienti da Svizzera, Germania e Italia. Non vedo l’ora che venga pubblicato il suo nuovo articolo! Ho avuto il privilegio di parlarne con lei, ma aspetterò la pubblicazione ufficiale per darle il merito che le spetta.

Nel frattempo, posso menzionare un reperto dall’Italia Settentrionale, le cui foto sono disponibili online.

Da uno strato alto-medievale di un insediamento a Grado (Friuli Venezia Giulia) proviene uno strumento lungo circa 50 mm, con il retro piatto che presenta un piccolo foro nella parte inferiore. La parte anteriore è decorata con due serie di linee orizzontali e linee diagonali che si incrociano. È stato trovato durante gli scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio del Friuli Venezia Giulia.

Mi sono messa in contatto con Dario Gaddi, che faceva parte del team di scavo. Ha detto che questo reperto gli ricorda i reperti francesi da Hamage, principalmente quello con linee orizzontali sulla parte anteriore, anche se il retro dello strumento francese non è piatto come in questo caso. Ha anche suggerito una connessione con i tridenti dai Paesi Bassi. Oltre a quelli che ho menzionato da Oost Souburg, ce ne sono altri dalla costa fiamminga e meridionale dei Paesi Bassi, ad esempio da Anversa, risalenti al X-XVI secolo. I ricercatori collegano quegli oggetti di Anversa alla produzione tessile. Lontani dall’essere lucet, come ho già detto, penso che saperne di più su quegli strumenti potrebbe fornire preziose indicazioni su tutti quegli artefatti a due punte che sono considerati lucet.

Il lucet in era moderna

Dal 18° secolo ad oggi

E dopo il Medioevo? In realtà, i lucet che vediamo nelle rievocazioni medievali assomigliano molto a quelli del periodo post-medievale. Non ho trovato alcuna prova del lucet dal tardo periodo medievale fino al 18° secolo. Qualcuno sostiene che lo strumento fosse usato nel Rinascimento, ma non sono riuscita a trovare un singolo esemplare di quel periodo.

Abbiamo un esempio del 19° secolo realizzato in legno di bosso proveniente dal Victoria and Albert Museum di Londra, che attualmente non è esposto. Ha la stessa forma dei lucet moderni, a due rebbi, piatto, in legno, con un foro centrale ma senza manico.

Le Colchester Collections conservano due lucet in avorio senza manico, con rebbi curvi e un foro alla base. Quello più grande misura 10 cm di lunghezza, quello più piccolo 8 cm. Riguardo a quest’ultimo, il sito web del museo afferma che è stato trovato insieme a due esempi di trecce, ma purtroppo non sono riuscita a trovarne foto.

È anche possibile trovare lucet dell’era vittoriana in vendita. Ne ho trovato uno in osso, con una vecchia etichetta che ne descrive la funzione come strumento per realizzare catene o intrecci.

Alcuni musei del Nord Europa hanno diversi lucet nelle loro collezioni, risalenti al 18° o 19° secolo. Molti hanno origini sconosciute o sono stati acquistati fuori contesto, quindi è difficile attribuirvi una data precisa. Confrontandoli con altri strumenti, si potrebbe generalmente dire che sono stati realizzati dal 18°secolo in avanti.

Possiamo trovare anche alcuni lucet realizzati al tornio. Uno proveniente dal Museo Nazionale finlandese è datato alla metà del 19° secolo. Altri due esempi provenienti dall’Hallands konstmuseum di Halmstad (Svezia) non hanno una data precisa, ma potrebbero essere paragonabili a quello finlandese.

Un lucet particolare si trova sempre all’Hallands konstmuseum, che ha diversi lucet, ma uno in particolare presenta una corda non finita.

Un altro esemplare che ritengo unico è conservato all’Enköpings Museum (Svezia): è l’unico che ho trovato con una decorazione simile sull’impugnatura.

È stato donato al museo nel 1931, quindi deve essere più antico, anche se non troppo, a giudicare dalle sue caratteristiche. Mi sembra che sia stato realizzato più come un oggetto decorativo che come uno strumento pratico. L’impugnatura è intagliata, scavata e ha una sezione quadrata che potrebbe renderla scomoda da maneggiare: sembra più un ornamento da esporre, un bel regalo per un artigiano, che un lucet comodo da utilizzare.

Il Nordic Museum ha un altro lucet insolito, un lucet in ferro con una treccia non finita. Non è una corda del tipo consueto, con sezione quadrata, ma assomiglia a un pezzo lavorato all’uncinetto. Non mi sembra nemmeno pizzo con l’ago (“hairpin lace”), quindi lo strumento potrebbe essere un lucet come afferma il sito web del museo o un telaio per il pizzo con l’ago. Infatti, in molti casi si potrebbe utilizzare lo stesso strumento per entrambe le tecniche.

Lucet from Vienna (Austria), circa 1765, in gold and mother-of-pearl. Image from Cleveland Museum of Art
Lucet from Vienna (Austria), circa 1765, in gold and mother-of-pearl
Image from Cleveland Museum of Art

Tra i lucet post-medievali, il più antico che ho trovato è conservato presso il Cleveland Museum of Art.

Donato al museo da Mrs. A. Dean Perry nel 1967, è realizzato in madreperla con decorazioni in oro, senza manico né foro. I rebbi si curvano leggermente verso l’esterno alle estremità. Presenta incisioni intorno all’applicazione dorata, sia sul fronte che sul retro.

Secondo il museo proviene da Vienna (Austria) ed è databile al 1765.

Credo che sia il lucet più prezioso che abbia mai visto. Fa parte di un set da cucito i cui oggetti sono tutti realizzati con gli stessi materiali nobili: una scatola da cucito con cassetto estraibile, rocchetti, un portapenne, forbici, taglia-carta, matita, ditale… Purtroppo, al momento non è in esposizione.

La ricerca di lucet nei musei potrebbe essere infinita! Ne ho trovati parecchi, specialmente dal 18° secolo in poi, anche solo navigando per i cataloghi online.

Ho elencato tutti i lucet che ho potuto trovare. Terrò la lista aggiornata. Se siete a conoscenza di qualche reperto che manca nell’elenco, per favore segnalatelo nei commenti!

Vuoi costruirti il tuo lucet?

“Se puoi pensarlo, puoi farlo”. Il nostro motto ha la sua ragion d’essere: quando ci serve qualcosa, la prima domanda che ci poniamo èpossiamo farlo da noi?“. Nella maggior parte dei casi, la risposta è “sì”!

Quando mi è servito un lucet, mio marito me ne ha realizzato uno perfetto in mezz’ora, partendo soltanto da un’immagine. Ecco com’è andata.

Conclusioni

The finished Medieval Lucet

Il primo lucet che abbiamo costruito da noi

Oggi, quando si vede un lucet durante una rievocazione medievale, di solito ha la forma di una lira ed è realizzato in legno, ha un foro centrale e può avere o meno un manico.

Tuttavia, osservando i pochi reperti che consideriamo lucet, sembra che la forma più comune durante il Medioevo sia quella di un tubo di osso con due rebbi su un lato, di solito anche un terzo rebbio più grande. Mentre si intreccia la corda, questa entra nel tubo e esce dall’altro lato.

Chi viveva in una casa medievale (o addirittura preistorica, potrei aggiungere) e aveva bisogno di realizzare uno strumento a due rebbi per intrecciare con i materiali a disposizione, senza necessità di uno strumento duraturo, trovava comodo usare ossa animali. La loro forma offre una presa comoda, sono facilmente disponibili senza ulteriori sforzi dopo un pasto, puoi intagliare due rebbi e iniziare a intrecciare in poco tempo. Se il lucet si rompe, puoi semplicemente crearne uno nuovo velocemente.

Anche i lucet di corno, come quelli dello Yorkshire Museum, potrebbero essere facili da realizzare: i corni forniscono due rebbi pronti all’uso, se hai bisogno di un foro puoi semplicemente intagliarlo, ma non è fondamentale. La loro forma è più simile a quella a cui siamo abituati ai tempi moderni. Tuttavia, considerando i reperti di York, dubito che fossero comodi da usare: i due rebbi divergono troppo e si curvano verso l’esterno, usarli per intrecciare sarebbe difficile e scomodo, secondo me. Potrei concordare con gli esperti che li hanno identificati come pendenti, considerando che sono decorati e che le evidenze di usura intorno ai fori potrebbero suggerire che fossero destinati ad essere appesi.

Ecco, la controversia sull’origine del lucet non è ancora risolta.

Qualcuno sostiene che nessuno dei cosiddetti lucet provenienti da siti archeologici sia stato inequivocabilmente dimostrato essere utilizzato per la produzione di corde. Esistono altre tecniche per realizzare trecce a sezione quadrata, che non prevedono l’uso di uno strumento a due rebbi.

Inoltre, se l’uso del lucet fosse stato comune, anche se con uno strumento usa e getta, qualcuno sostiene che avremmo dovuto trovare reperti con una sola forma. Se fosse stato uno strumento ampiamente utilizzato, prima o poi la popolazione che lo utilizzava avrebbe selezionato una forma comoda e avrebbe utilizzato solo quella. Dobbiamo ammettere che, anche se concordassimo sul fatto che tutti quei manufatti siano lucet, abbiamo pochi reperti per trarre statistiche utili sulla forma più comune in un determinato periodo e luogo. La nostra conoscenza si ferma dove si fermano le evidenze archeologiche, purtroppo, e non possiamo considerare i campioni che abbiamo come rappresentativi per trarre conclusioni inequivocabili.

Credoche la distribuzione attuale dei reperti (per quanto ne so fino ad oggi) rifletta la sensibilità dei ricercatori in materia. Nelle aree vichinghe del Nord Europa, forse a causa degli studi recenti sull’iscrizione di Lund, gli archeologi sono sempre più consapevoli della possibilità di identificare un reperto come un lucet, quando trovano strumenti con determinate forme. Continuare a fare un elenco di tutti gli strumenti con le caratteristiche che ho descritto potrebbe essere utile per trovare ulteriori prove, a favore o contro la teoria del lucet medievale.

Osservando i reperti che sono riuscitao a trovare, vedo che i cosiddetti lucet presentano tre macrogruppi di forme, i primi due in uso nel Medioevo (una variante dello stesso tipo), il terzo nell’era moderna:

  • un tubo cavo con due rebbi su un’estremità (con la variante tirolese da considerare, in cui lo strumento non è cavo da un’estremità all’altra)
  • un tubo cavo con tre rebbi su un’estremità, due più piccoli su un lato e uno più grande (non considero gli strumenti olandesi, che hanno tre rebbi uguali)
  • un oggetto piatto a due rebbi, con o senza manico, con o senza foro centrale

Da qui sorgono un sacco di domande. Perchè tre rebbi? Forse il rebbio più grande era solo una decorazione di qualche tipo, o aiutava la tessitura in un modo che non abbiamo ancora scoperto. Oppure potrebbe non trattarsi di uno strumento per la produzione di corde. C’è una relazione tra questi oggetti e i tridenti di osso emersi da siti archeologici come la fortezza olandese di Oost-Souburg? Perché, se quegli strumenti antichi sono effettivamente lucet, dopo il Medioevo c’è stato un così drastico cambiamento nella forma dello strumento? È legato alla mancanza di reperti per alcuni secoli?

Un altro punto che è emerso durante una discussione con un rievocatore riguarda il confronto tra il lucet e altre tecniche, come il fingerloop braiding. Mentre quest’ultimo ha una tradizione ben documentata, non è così per il lucet, come abbiamo visto. Con il fingerloop braiding bisogna pretagliare il filo e, in caso di fili molto lunghi, ci vogliono più persone per intrecciare lunghe corde. Avrebbero davvero avuto bisogno di lacci così lunghi con l’elasticità tipica di quelli fatti al lucet, durante il Medioevo? Non ho una risposta a questa domanda. Sì, il fingerloop braiding ha una lunga tradizione ed è ben testata. Qualcuno sostiene, perché la necessità di utilizzare il lucet e uno strumento specifico invece delle dita?

Un argomento a favore di questa teoria è che il fingerloop braiding è documentato anche in immagini o fonti scritte, cosa che non si può dire per il lucet.

Quindi, le conclusioni che possiamo trarre al momento sono… inconcludenti. Tutti quei reperti sono lucet o qualcos’altro? Entrambe le opzioni potrebbero essere vere, considerando le prove che abbiamo finora. Inoltre, alcuni dei cosiddetti lucet potrebbero essere stati utilizzati per la produzione di corde, mentre altri no.

Il problema, a mio parere, è che potremmo risolvere definitivamente la questione solo se ci imbattessimo in una prova inequivocabile che un tale manufatto sia effettivamente un lucet. Ad esempio, se trovassimo uno strumento con la corda non ancora terminata ancora attaccata, quella sarebbe una prova definitiva.

Per confutare l’esistenza e l’uso di tali lucet in uno specifico periodo, dovremmo trovare un reperto del genere in un altro contesto d’uso. Ma se si trattasse semplicemente di ossa rotte rimaste da un pasto, o pendenti, o oggetti decorativi, o strumenti per la pesca, o altro, non lo sapremo mai con certezza, considerando ciò che sappiamo ora.

Quindi, dobbiamo ancora approfondire, ed è proprio per questo che amo la ricerca archeologica: non finisce mai veramente. É proprio per questa ragione che mi sono interessata allo studio della storia di quegli strumenti che qualcuno ha chiamato lucet. Sii certo che la mia ricerca non si ferma qui! Spero di tornare presto con ulteriori novità.

Fonti e risorse di approfondimento

Reperti nei musei

Questa lista, divisa per nazioni, elenca i reperti identificati come lucet che sono ora conservati in strutture museali di tutto il mondo. Vorrei che fosse esaustiva ed onnicomprensiva, ma di sicuro mancheranno elementi all’elenco. Per ogni museo ho cercato di elencare tutti i reperti che ho potuto individuare: alcune istituzioni hanno certamente altri possibili lucet che non sono stata in grado di scoprire.

Ho anche indicato alcuni ritrovamenti sotto l’etichetta “Museo sconosciuto” (“Unknown museum“) quando non sono riuscita a scoprire l’istituto di conservazione.

Per ora ho scelto di limitarmi ai musei e di non includere artefatti recenti (post-18° secolo) di collezioni private o istituzioni diverse da quelle museali.

Cercherò di mantenere la lista aggiornata. Se conoscete altri reperti che qui mancano, per favore segnalateli nei commenti. Grazie!

Austria

Denmark

Finland

France

Germany

Italy

  • Unknown museum
    • Bone lucet from Grado (Friuli-Venezia-Giulia, Italy), early Middle Ages
  • Landesmuseum Schloss Tirol – Castel Tirolo, Dorf Tirol, Bolzano-Bozen (Italy)

Norway

Sweden

The Netherlands

  • Rijksmuseum van Oudheden, Leiden (Netherlands)

United Kingdom

United States of America

Reperti medievali: linea temporale e mappa dei ritrovamenti

L’elenco comprende i ritrovamenti di reperti medievali che sono stati catalogati come lucet, con immagini e una mappa dei siti.

In molti casi abbiamo soltanto una vaga indicazione del luogo di ritrovamento, quindi la mappa è soltanto una visualizzazione generica delle aree da cui i reperti provengono.

  • Late Antiquity – Early Middle Ages
    • Decorated carved bone tool from archaeological ruins in Kirchbichl, Lavant, East Tyrol,
      (Austria)
  • 5th-9th century
    • Antler lucet or pendant from York (UK)
  • 600-800 AD
    • Bronze tool, maybe a lucet, from Övra Vannborga (Sweden)
  • Early Middle Ages
    • Bone lucet from Grado (Friuli-Venezia-Giulia, Italy)
  • 7th-13th century
    • Bronze lucet from Hossmo (Sweden)
  • 9th-11th century
    • Decorated antler lucet or pendant from York (UK)
    • Antler lucet or pendant from York (UK)
    • Bone lucets from Coppergate, York (UK)
  • 950-1050
    • Possible lucet from Middelburg, Zeeland (Netherlands)
  • 10th-11th century
    • Bone lucet from Thetford (UK)
    • Three bone “tricotins” from the abbey of Wandignies-Hamage (France)
  • 10th-12th century
    • Lucets from Sigtuna (Sweden)
  • 1020-1050
    • Lucet with dotted decoration, 1020-1050
  • 1050-1075
    • Tempelben or carved lucet from Sigtuna (Sweden)
  • 11th century
    • Lucet with inscription from Lund (Sweden)
    • Tempelben or lucet from Sigtuna (Sweden) (1050-1075 AD)
  • 1170-1240
    • Bronze lucet from Eketorp (Sweden)
    • Bone lucet from Eketorp (Sweden)
  • 12th century
    • Fragment of an unidentifiable bone handle with broken iron prongs, Landesmuseum Schloss Tirol,
      Dorf Tirol (Italy)
  • 13th century
    • Two decorated lucets from Örja (Sweden)
    • Bone lucet from Oslo (Norway)
  • 13h-14th century
    • Possible bone lucet from Sonnenburg castle ruins, Natters, North Tyrol (Austria)
  • End of 14th – second half of 15th century
    • Flute repurposed as a lucet, Linköping, Brevduvan neighborhood (Sweden)
  • Middle ages
    • Iron tool, maybe lucet, from Borg (Sweden)
    • Possible lucet from Patsch, near Innsbruck in North Tyrol (Austria)

Bibliografia

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