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C’era una volta una zucca

Sono nata in un piccolo paese di collina, un borgo medievale fatto di antiche case di pietra arrampicate attorno a un castello millenario. Di questo castello mi sono occupata per metà della mia vita: ancora oggi che vivo altrove e il mio lavoro è in tutt’altro ramo, capita che qualcuno continui a riconoscermi come “la castellana”.

Ogni volta che torniamo al paesello, ci piace salire al maniero. Anche la nostra piccola si è appassionata al luogo, e ha una speciale predilezione per Virginia, che ora organizza le visite guidate al posto mio.

Questo agosto, appena arrivati al paese, siamo subito voluti andare lassù per una visita. Il castello è sempre stato ricco di eventi, soprattutto in estate, e infatti abbiamo trovato che le sale del pian terreno ospitavano una mostra inaugurata da pochi giorni.

Non la mostra che ti aspetti, però. Le quattro sale affacciate sul cortile interno erano chiuse ciascuna da una tenda nera e, varcata quella soglia, ci siamo ritrovati in un mondo magico. Il mondo della fantasia dell’uomo, della bellezza della creazione originale, dello stupore dato dall’abilità delle mani.

“C’era una zucca” è la mostra voluta da Virginia al Castello Dal Verme di Zavattarello per mostrare a tutti le creazioni di Mariangela Faccini e Samuel Macalli, che con le zucche realizzano lampade fatte a mano capaci di trasportarti nel mondo della fantasia.

"C'era uina zucca", the exhibition of carved pumpkins by Mariangela Faccini and Samuel Macalli

“C’era una zucca”, mostra delle lampade-zucca di Mariangela Faccini e Samuel Macalli,
visitabile al Castello Dal Verme di Zavattarello (Pv) dal 5 al 27 agosto 2023

Abbiamo parlato con i creatori di queste opere d’arte per farci spiegare l’origine e l’evoluzione, dal campo al castello.

Innanzitutto, in cosa consistono le vostre creazioni e come avete iniziato?

Tutto è iniziato dopo la morte di mio papà. Io e mio marito abbiamo deciso di continuare a coltivare i campi di famiglia. E coltivando ortaggi e curando api ci siamo innamorati della bellezza della natura e dell’importanza dei semi. Abbiamo deciso di seminare anche fiori melliferi e ortaggi antichi. E con alcuni fagioli ed alcuni semi facciamo gioielli, mentre con le zucche facciamo lampade. È anche un modo per impiegare il tempo in inverno quando la campagna ha meno bisogno di noi

L’idea delle lampade come vi è venuta?

Abbiamo seminato le zucche pensando di mangiarle, ma il sapore di queste zucche non è granchè. Si chiama lagenaria siceraria e qui in Oltrepò Pavese una volta veniva usata come borraccia. Infatti abbiamo, provato a lasciarle seccare. Sono molto resistenti! Abbiamo provato a farci delle borsette, dei cappelli e ad usarle come capanna per piccoli presepi. Ma l’oggetto meglio riuscito sono state le lampade. In verità l’idea delle lampade l’ho presa da internet, e poi modificata a mio gusto.

La zucca Lagenaria Sicenaria

La zucca lagenaria siceraria, originaria dell’Africa, fin da epoca Romana produceva frutti che acerbi erano di colore verde chiaro, lunghi e spesso ricurvi, ricoperti di peluria. Con la maturazione diventavano lisci, la buccia si induriva e l’interno si svuotava, e venivano quindi utilizzati per produrre contenitori per liquidi, soprattutto borracce. Le principali caratteristiche di questi frutti, una volta seccati, erano resistenza e impermeabilità.

Da quanto tempo le fate?

Abbiamo iniziato nel 2020. Ho espresso il desiderio di voler provare a far lampade con queste zucche. E mio marito mi ha regalato il primo trapano per il mio compleanno.

E invece la mostra come è nata?

La mostra è stata un’idea di Virginia. A noi sembrava un prodotto più legato all’artigianato che all’arte. Ci ha convinti fantasticando sull’allestimento. Ed ora siamo molto contenti, soprattutto per le zucche! Sono zucche molto fortunate ad esser lì a brillare nel museo di un castello…

Sì, il castello di Zavattarello si presta ad ogni forma d’arte. Esporre le proprie creazioni nelle sue sale millenarie non è come farlo in una moderna sala espositiva, tra quattro muri bianchi che potrebbero trovarsi ovunque. Bisogna fare i conti con secoli di storia, che trasmettono la propria potenza alle opere, in una compenetrazione fra contenitore e contenuto che è unica. Ogni opera esposta qui acquista il fascino del maniero e ad esso cede la propria potenza artistica.

Ed ecco come sono nate Le Api di franco. Dal desiderio di portare avanti le coltivazioni di famiglia dopo la morte del padre, è nato un uso del tutto originale dei prodotti della terra.

E queste creazioni stupende lasceranno di sicuro un segno tangibile della campagna, della terra, di tutte le persone che si sono occupate della loro crescita. Anche quando la mostra sarà conclusa, andate a scoprire le lampade di Mariangela e Samuel.

Adoro quando le persone riescono a trovare modi nuovi e originali di perpetuare una tradizione.

Le Api di Franco

Scoprite di più sulle creazioni di Mariangela e Samuel sul loro sito web e profili social.

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